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Che il livello medio di capacità di comunicare tra le persone stia crollando a vista d’occhio è palese da tempo. Con l’avvento dei social network e la spinta devastante delle trasmissioni televisive popolate da scimmie urlatrici, le persone si sono disabituate a interagire in modo civile.

Poi c’è stata la pandemia e il relativo lockdown e a giudicare dall’andazzo di questi ultimi mesi, c’è stato un ulteriore picco…verso il basso. Solo nell’ultima settimana mi è capitato di avere conversazioni che definire surreali non rende l’idea. Scambi di battute del tipo:

Questa breve riflessione nasce da una serie di situazioni reali che mi hanno fatto riflettere. Occupandomi di informatica e tecnologia in generale da tanti anni, sono il target perfetto per una grande quantità di parenti, amici e conoscenti che mi vedono come una sorta di Mr. Wolf di qualsiasi cosa che faccia "bip".

Ho fatto di questa abilità un lavoro e ne sono piuttosto contento, ma troppo spesso mi rendo conto che questo rapporto è eccessivamente unidirezionale.

Internet e – in particolare – i social network, sono la patria di quel fenomeno che sta distruggendo la comunicazione civile, anche noto come “parlare senza sapere”.

Naturalmente questo articolo parte da un esempio tutto sommato banale, ma che vuole essere una piccola rappresentazione di una situazione molto più ampia, complessa e probabilmente anche un po' inquietante.

In questo post non voglio affrontare l’argomento di coloro che si improvvisano scienziati, economisti o medici, pur essendo in possesso a malapena della licenza media. Voglio parlare di quelli che si aggirano sui social network con l’ambiziosa pretesa di insegnare a perfetti sconosciuti, come dovrebbero vivere la loro vita. Ovviamente sulla base del nulla più totale, oltre ovviamente alla loro supponenza.

Fotografo prima di tutto per passione. Così come andare in moto, mi sono appassionato alla fotografia in modo del tutto naturale e senza alcuna spinta esterna. È stato un caso, una combinazione di situazioni e persone, che mi hanno fatto scoprire questa disciplina, se così si può chiamare.

La mancanza di influenze pregresse è stata sicuramente un bene, perché mi ha consentito un avvicinamento graduale, istintivo e senza preconcetti a parte la mia visione personale. Di contro, ha richiesto molto tempo per farmi arrivare a definire un vero e proprio stile.

Il Sars-CoV-2 ha messo in difficoltà un po’ tutto il mondo. Ci siamo trovati in pochissimo tempo nel bel mezzo di una pandemia che ha impattato violentemente a qualsiasi livello produttivo e sociale, in un modo del tutto nuovo per intere generazioni.

In uno scenario confuso e a tratti grottesco, si sono mossi in modo molto goffo moltissimi imprenditori. Certo tanti hanno saputo reinventarsi, hanno saputo cogliere spunti ed opportunità e tanti ancora, spero lo faranno da qui in avanti. Tuttavia rimane una scuola di pensiero ancora molto – troppo – salda, quella di coloro che pensano ancora di poter vivere alla giornata, senza un piano di business sul lungo termine e soprattutto, senza investire nelle infrastrutture.

Articolo precedente

Vediamo di trarre qualche conclusione

Abbiamo visto che la tecnologia 5G si sovrappone in gran parte alle precedenti, in termini di frequenze utilizzate. Abbiamo poi fatto alcune considerazioni fondamentali sulle radiazioni non ionizzanti e sulle novità tecniche e infrastrutturali che il 5G porterà a livello pratico.

Rispetto all’impatto sulla salute, ad oggi, si può stare relativamente sereni sul fatto che il 5G non introduca particolari novità in termini di pericolo.

Con questo non sto sostenendo con assoluta certezza (anche perché nessuno, ad oggi, può farlo) che l’esposizione a radiazione EM non sia in alcun modo nociva. Bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che l’eventuale avversione per l’inquinamento elettromagnetico ha senso SOLO ed ESCLUSIVAMENTE se tale avversione è orientata verso tale inquinamento in generale.

Parte 1: introduzione e riferimenti al passato

Parte 2: antenne e possibili rischi per la salute

Considerazioni etiche e commerciali

Fin qui abbiamo parlato di frequenze, tecnologia delle antenne, utilizzi pratici e salute. Esiste tuttavia un altro fronte molto importante su cui si combatte la battaglia del 5G ed è quello che si muove tra equilibri socio-politici e economico-geografici. Le reti 5G sono e saranno nei prossimi anni un asset cruciale a livello nazionale ed internazionale, sia per gli effettivi benefici tecnologici, sia perché vale il criterio che chi prima arriva, meglio alloggia.

In questo scenario la parte del leone la fa sicuramente la Cina, di cui la nota azienda Huawei è leader mondiale nelle infrastrutture 5G. Dopo essere stata messa al bando negli Stati Uniti per via delle divergenze con l’amministrazione Trump, anche la penetrazione nel mercato europeo sta subendo rallentamenti e continui aggiustamenti.

Si può intuire quando sia potenzialmente rischioso che un tale asset sia monopolizzato da un vendor definito “ad alto rischio”. Tale definizione nasce dal fatto che, per quante garanzie possa dare l’azienda di Shenzen, è noto a livello internazionale che anche i business privati in Cina debbano rendere conto più o meno direttamente al governo centrale. E Huawei non è nuova a presunte falle che permettano accesso remoto non vigilato a sistemi di telecomunicazioni, come scoperto non troppo tempo fa con il caso delle Vodafone Station.

Parte 1: Introduzione e riferimento alle tecnologie precedenti

Parliamo di antenne

Abbiamo detto che le frequenze rimarranno di base le stesse, andando poi ad integrarsi con bande superiori in futuro. Ma allo stesso tempo avremo un approccio completamente nuovo alla struttura della rete, questo comporterà svariate novità in termini di copertura hardware: ovvero dove e come posizioneremo le antenne.

Prima di tutto è bene chiarire che, così come le frequenze, anche le potenze di trasmissione ed i livelli di “inquinamento” elettromagnetico sono regolamentati a livello internazionale. Quindi è sbagliato pensare che l’avvento del 5G porti un aumento incontrollato e selvaggio dei livelli di radiazione elettromagnetica intorno a noi.

A questo bisogna aggiungere che in Italia i livelli consentiti sono significativamente più conservativi che nel resto d’Europa e del Mondo in generale (qui a pagina 7 il grafico). Parliamo di un limite massimo di 40 V/m a fronte di una soglia considerata sicura di 61 V/m.