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Dagli inizi del nuovo millennio ad oggi, i canali di comunicazione online si sono moltiplicati, crescendo sia per numero, sia per tipologia. Dai primi forum sgangherati si è passati – tutto sommato molto velocemente – a piattaforme diffuse a livello mondiale come Facebook, Twitter e Instagram. Ma comunicare tra utenti, all'interno di questi ecosistemi sta diventando sempre più difficile, proviamo a capire come mai.

In principio era il forum

Prima dell’avvento dei grandi social (e trascurando la preistoria, fatta da mailing list ed RSS), uno dei principali terreni di aggregazione sul Web sono stati i forum. Si tratta di portali strutturati in modo da essere un ambiente di confronto, scambio di idee, richieste e informazioni con una base tematica in comune. L’accesso al sito si ottiene registrandosi e scegliendo un proprio nickname e relativa immagine, con la possibilità di salire col tempo – e con il numero di interventi pubblicati – nella gerarchia della comunità. Considerata la mia passione per le due ruote e la tecnologia, ho frequentato alcuni dei principali forum italiani di settore (Ultramotard, MotarderGroup, HwUpgrade e Tom’s Hardware tra gli altri) e nel caso di MG sono stato anche moderatore.

Uno degli aspetti che, almeno parzialmente, ha distinto i forum dai moderni social è l’essere dedicati a temi specifici, creando in questo modo una comunità tutto sommato omogenea a livello di passioni, idee e interessi e quindi meno propensa (con le debite eccezioni) a scatenare polemiche ingestibili. Proprio a questo scopo – insieme ai forum stessi – nasceva il ruolo del moderatore, ovvero utenti con il potere di ammonire e, se necessario, censurare post o espellere utenti. L’esperienza nel forum era quindi composta da diverse fasi di crescita, in cui l’iscritto imparava a inserirsi nei discorsi, a modulare le proprie risposte ed a comportarsi in modo sempre più saggio.

Questa situazione si è mantenuta ed evoluta nel tempo – diciamo tra il 2000 e il 2010 – con la nascita e l’esplosione di portali di ogni tipo, la maggior parte tutto sommato piacevoli da frequentare e alcuni tutt’ora attivi.

Dal forum ai social: l’avvento di flame e troll

Come in ogni comunità che si rispetti, sia essa digitale o reale, nel gruppo è inevitabilmente presente un sottoinsieme di individui con la naturale tendenza a dare fastidio: nasce quindi la figura del cosiddetto troll e iniziano a scatenarsi i flame.

Per dare una definizione generale e molto stringata, per troll si intende un utente che scrive e interagisce in modo volutamente provocatorio, sarcastico o comunque teso a scatenare discussioni e reazioni spiacevoli. I flame sono invece delle discussioni scatenate e alimentate in modo deliberatamente eccessivo.

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fonte: UK-muscle.com

C’è stato un periodo a cavallo tra l’epoca d’oro dei forum e l’avvento dei social moderni, in cui il comportamento generale degli utenti ha iniziato a farsi più scorretto, scontroso e provocatorio anche all’interno di community affiatate e rodate da tempo. Senza entrare nelle valutazioni socio-culturali del caso, che non mi competono in quanto non sono il mio settore di competenza, è evidente a chiunque frequenti il Web come il tasso di scontrosità degli utenti online sia aumentato con costanza negli ultimi 5-10 anni (basti guardare i commenti sotto un QUALSIASI video di Facebook o Youtube)

Social network e la parola a tutti

La differenza sostanziale che separava i forum dai social network è il filtro all’ingresso dato dall’essere o meno interessati a un certo argomento. Questa barriera era un naturale fattore di protezione all’integrità e all’equilibrio della piattaforma stessa, insieme al fatto di essere comunque all’interno di un ambiente chiuso e circoscritto. I social network sono invece aperti per definizione a chiunque e hanno portato alla nascita di un enorme calderone pieno di utenti eterogenei per età, sesso, razza, religione, orientamento politico e interessi, tutti connessi tra loro attraverso interazioni digitali quotidiane spesso più frequenti di quelle reali. A questo si è aggiunta, nella maggior parte dei casi, la totale mancanza di qualsivoglia preparazione mentale e culturale alla vita sui social e, in generale, in una comunità digitale.

La possibilità di dire qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, da qualsiasi fonte, senza nessun controllo o supervisione e verso un pubblico assolutamente variabile ha portato a un crescendo di…troll e flame. Senza entrare nel dettaglio dei vari social (Twitter, Facebook e Instagram hanno dinamiche di funzionamento estremamente diverse) è diventato normale sentir parlare di scontri sui social e cyberbullismo (altro fenomeno estremamente complesso) legato all’uso scorretto dei social network.

Come comportarsi sui social

È quindi diventato impossibile esprimersi sui social? No, non lo è. Tuttavia è diventato, a mio parere, piuttosto difficile.

Per lavoro e per interesse personale passo moltissimo tempo su quasi tutte le piattaforme ad oggi attive: Facebook, Twitter, Google+, Instagram, Linkedin, Pinterest e Youtube e - fino al 2010/2012 – ho seguito due profili Netlog, un blog su MSN, un account Badoo e i forum nominati in precedenza.

Quello che ho notato è stata una generale e progressiva diminuzione del livello di interazione, legata principalmente al fatto di voler evitare reazioni indesiderate. Lo scambio di post e tweet si è col tempo tramutato in un approccio molto più binario: se sono d’accordo con il contenuto esprimo l’apprezzamento con un semplice like, al contrario mi limito a ignorarlo. Questo spostamento verso i “mi piace” ha (e continua tutt’ora) contribuito a impoverire il livello contenutistico e il potere legante dei social, portando a uno spostamento verso contenuti, ora della fine, sempre più superficiali e banali. Anche all'interno di gruppi e pagine tematiche, l'approccio tende a essere lo stesso e il livello di tensione generale all'interno delle discussioni è mediamente sempre piuttosto alto.

È evidente che non tutto sia da buttare e che molti canali, pagine e gruppi portino avanti tutt’ora account ricchi di contenuto, ma l’esperienza dell’utente medio è drammaticamente peggiorata e questo è un dato di fatto. Prendendo come campione Facebook, nonostante il numero di utenti continui ad aumentare, diminuisce il tempo medio di permanenza attiva sul social. (Huff Post, Il Post, La Stampa, Techcrunch)

utenti attivi facebook 2018

crescita utenti su Facebook (statista.com)

Ho riflettuto molto su quali siano tre degli aspetti principali che influiscono, oggi, sulla difficoltà di comunicare all’interno dei social:

  • Mancanza di conoscenza
  • Mancanza di contesto
  • Chiusura mentale rispetto alla propria posizione

Discutendo qualche giorno fa con un altro utente di Twitter, riguardo un terribile evento di cronaca, alle mie considerazioni ho ricevuto la risposta “non serve conoscere di persona i fatti per giudicare”. Bene, questa frase mi ha colpito molto, perché dimostrava come l’utente in questione stesse argomentando un fatto delicato e molto grave, senza avere alcuna competenza tecnica nel settore e senza conoscere nel dettaglio la situazione. Anche peggio, pretendeva di giudicare quanto fatto dai soccorritori, rimanendo seduto sul divano a centinaia di Km di distanza.

Le mie ripetute richieste di argomentare e motivare tali giudizi si sono infrante contro un muro di gomma fatto di insulti, critiche e illazioni tese non tanto ad analizzare e confrontarsi su quanto accaduto, ma al solo fine di fare polemica.

La mancanza di contesto è un altro fattore scatenante. Spesso sui social si interagisce con persone di cui non conosciamo il background e questo aspetto va tenuto sempre in considerazione, perché influenza il modo in cui ognuno di noi si esprime per via digitale. In particolare su piattaforme “istantanee” come Facebook e Twitter dove non c’è tempo (e voglia, più che altro) di stare a capire cosa stia capitando davvero, si vuole solo lasciare il proprio segno e possibilmente prendere tanti like per questo.

La chiusura mentale fa poi da catalizzatore ai due aspetti precedenti e preclude qualsiasi possibilità di smuovere l’utente dalla posizione presa. Tra l’altro parlando di piattaforme dove tutto viene scritto, screenshottato e memorizzato, il tornare sui propri passi richiede uno sforzo non indifferente a livello di orgoglio e di immagine rispetto ai propri follower.

In conclusione, consapevole del fatto che tali argomenti meriterebbero una argomentazione decisamente più approfondita, il consiglio per migliorare la propria esperienza sui social è quello di verificare sempre le fonti, dedicare del tempo ad informarsi PRIMA di esprimersi su un certo argomento. A questo bisogna aggiungere SEMPRE la considerazione del contesto, naturalmente nei limiti delle informazioni in proprio possesso e uno sforzo personale in termini di orgoglio ed elasticità mentale rispetto alle posizioni diverse dalle nostre con cui ci stiamo incontrando (evito volutamente il termine “scontrando”).

Per chiudere vi rimando a questa interessante riflessione pubblicata proprio ieri su Linkiesta e ripresa dal portale Centodieci, che penso sia inerente nel contesto in cui ci troviamo -> link